lunedì 24 novembre 2014

Il portatore di luce

Mi guardava come un cacciatore si sofferma a guardare la bellezza della sua preda, passa i giorni cercando il momento opportuno in cui colpire e nel frattempo osserva la sua preda con un ghigno di fierezza, ne osserva la muscolatura contrarsi e rilassarsi, il passo elegante mentre cammina, sembra quasi riuscire ad osservare persino la leggerezza dell' anima, come se già pregustasse il suo sapore.
Attende la notte per colpire, quando le stelle sono velate e la terra si chiude in un ode di silenzio.
Il cacciatore non cerca conforto, ne un respiro accanto al suo, conosce le strade e non teme la solitudine, resta fredda la sua mano quando colpisce, e la sua bocca è sempre calda. Ricordo i suoi occhi quando mi colpirono, occhi dipinti di un lago senza fondo, immobile, quieto.

Mi accorsi di lui, mentre riposavo Eravamo uno di fronte all'altro, due estranei che fingono di conoscersi. Tutto lecito, tutto coperto da menzogne, cullato da un mare di vino caldo, ed ad ogni sorso mi pizzicavano le labbra, ed eravamo così appartati tra la folla, così liberi di non essere più che di essere.
La scena del delitto era degna di un teatro di fine ottocento, io fingevo di vivere un'altra vita, perchè al mio solito mi ingarbugliavo dentro la mia.
Li, in quel posto io non ci facevo assolutamente NULLA.
Ma continuai ad esserci, mi conosco, e so che è innato in me il senso masochistico di cercarmi le situazioni dove io possa farmi male, attirata dal sapore dei rimpianti amari.
Doveva essere solo un'uscita, ed è così che fortunatamente rimase.
Ci salutammo alla fine del giorno, gli dissi addio, fuggi lasciandomi anche il freddo di Novembre alla spalle.
Provai ad evitarlo nei giorni seguenti, costringevo i miei pensieri a togliermi tutte le idee che fiorirono dentro di me.
Mi dovevo amare di più e per farlo dovevo riprendere le fila della mia vita, e non lasciarle sparpagliate, come l'orlo di una gonna che striscia sulla terra, sporcandosi, strappandosi...
Desideravo ardentemente tutto ciò che mi dovevo proibire.
Le idee si incastravano l'una sull'altra, si contorcevano [ continuo ...  ]


martedì 12 agosto 2014

Il cavaliere della luce errante

Mi ricordo come è successo.
Pur non essendo ancora nata, e anche se sembra impossibile io ricordo la vita prima di quella sulla terra.
Ricordo la prima volta che ti vidi, mi passasti di sfuggita mentre stavo danzando fra le stelle. In una solitaria quiete, in un estasi di compendio senza fine, non vi era giorno e notte, solo l'esistenza.
Eravamo tutti  immersi nell'oceano della consapevolezza muta, e ricordo che le stelle morivano compiendo i loro giri, era, dopo era. Ma non morivano, poiché la loro memoria di luce continuava a vagare nello spazio, e si continuava a ripetere come un'eco. 
Un giorno vidi una piccola stella errante, spostarsi frettolosamente alla ricerca di un compagno. Vedevo la sua luce affievolirsi mentre vagava da un luogo all'altro senza meta.
Percepii la sua tristezza, il salto nel vuoto prima della fine.
Non trovò appiglio a cui aggrapparsi per esser confortata, la sua luce divenne impercettibile, fino a che all'improvviso, un'altra luce apparve nella sua fierezza anni luce distante da dove mi trovavo io.
Eppure noi tutti la vedevamo crescere, era una piccola anima che correva per raggiungere la terra. 
Un'anima di quelle che è stata chiamata presto a vivere la sua missione sulla terra.
Non fui la sola a vedere la scena, perchè in quel momento anche la piccola stella morente la vide, e in un solo istante lei capii che per non morire, sarebbe dovuta rinascere sotto altra forma. La morte sarebbe stata così meno paurosa ad affrontarla con la consapevolezza di essere in due...
Così la stella errante decise di fare un'ultimo sforzo prima di spegnersi ed entrò nell'anima di quell'umano che cadeva verso la terra, prese parte dentro di lui attirato da una luce più grande, giovane e viva.
Nacque sulla terra la piccola anima di stella in una notte di fine Novembre, quando il cielo sulla terra è avvolto dalla fredda oscurità dell'inverno, dove le giornate sono brevi e le notti vengono schiarite dal gelo. 
Da quell'istante preciso in cui sentii il pianto di quella creatura echeggiare nell'universo parlare di una nuova vita, decisi di rincorrere quell'anima che portava dentro di se una luce errante e che si muove fiero nella sua solitudine  senza tempo, senza più paura ormai.




domenica 10 agosto 2014

Precipiteremo nell'istante in cui chiuderò gli occhi al cielo...

Non voglio sapere il perchè mi trovo qui, in centro dell'Inghilterra, più precisamente nel West Midlands, ancora più precisamente a Birmingham, e per chi fra di voi desiderasse avere più dettagli, mi ritrovo in una stanza che si oppone con tutte le sue forze al mio senso estetico , in una zona chiamata Ladywood...
Alle volte mi domando chi avesse abitato questa stanza prima di me, sicuramente una ragazza e ancora più sicuramente una persona che non aveva gusto estetico.
Riesco a malapena a vivere, o meglio... ad accettare un luogo che non riesco a plasmare secondo il mio senso estetico. Quindi in questi giorni, ringrazio questa camera per darmi uno scopo nella vita...
Alle volte quando rimango distesa sul letto, piazzato in maniera sconclusionata in mezzo alla camera, e mi trovo a fissare il tetto, sento le pareti parlarmi, usando lo stesso linguaggio che usa la gente che incontro lungo il cammino... Parla in un silenzio incostante, assillante, alle volte lo sento e mi infastidisco, altre invece, cerco di ricambiare il silenzio, ma penso che avverta il mio senso di inadeguatezza durante tutta la conversazione.
Fingo di ridere, fingo di comprendere, fingo di essere me stessa...
Sinceramente se penso di saperne un minimo di me stessa, adotterò ancora una volta una falsa linea avente come antifona " vivo come meglio posso". Ultimamente questo è il mio ultimo figlio, degno erede di una stirpe di scuse che mi permettono di togliermi di mezzo la gente e le spiegazione che le devo per conoscere meglio chi sono... A che pro poi non lo so.
E così ho un cavallo di battaglia, osservo la guerra qualche chilometro davanti a me, ma io fuggo altrove....
è la mia giustificazione per l'assenza di ieri a scuola professoressa... "Rose non era in classe, stava male".
Sul libretto delle giustificazioni scriverò che Rose aveva voglia di vivere e il luogo adatto per farlo non era la classe, ma era dentro la sua testa.
La verità nuda e cruda è che proprio perchè mi conosco io so di non sapere chi diavolo sono o cosa cavolo ci faccio qui, n'è tanto meno cosa mi ha spinto fin qui.
Qualcuno lassù avrà un piano stabilito per me.
Sfortunatamente io non credo al destino, credo semplicemente che noi ci adattiamo alla vita e diamo il nome di  "fato" o appunto di "destino" alle cose che accadono. Irrimediabilmente è la vita che scorre. Chi crede al fato o al destino, o al karma... ha del fascino primitivo,  un po come l'umanizzazione dei sassi e degli oggetti esistenti in natura, ed è così che l'uomo ha sempre bisogno di credere che sia qualcun'altro a vivere per noi. Così da poterci togliere il peso di pensare o di commettere errori.
Nessuna frittata filosofica, non ne ho voglia, scrivo a ruota libera, lascio che i pensieri scorrano e gli permetto di essere ciò che sono. Pensieri, bellissimi e inconsistenti, meravigliosi nella loro leggerezza.
Una mente abituata a frenarsi, avendo una dose di conoscenza è una mente che rifiuta la conoscenza di se stesso come essere umano, e così che ci precludiamo l'essere qualcosa di migliore ed è così che l'atto di ragionare, diventa abitudine al pensiero, nella sua sostanziale catalogazione fra un  "giusto o sbagliato".
E l'abitudine non è la sposa ideale al ragionamento.
Si può avere una mente abituata a pensare, ma solo avendo l'abitudine a pensare con la propria mente, non con quella degli altri.
Adesso, mi sono lasciata trasportare, ed è così che mi piace essere.
Libera.
La sola ragione che riesco a trovare in tutto questo è che sono impulsiva e resetto giorno dopo giorno alcuni documenti dalla mia memoria, si chiama spirito di auto conservazione e ogni giorno devo cominciare tutto da capo, devo auto convincermi e devo impegnarmi a sostenere la mia morale, che poi in fin dei conti non so nemmeno io quale sia.
Sognatrice impulsiva e solitaria.
Di sicuro andrò ad arricchire con altri termini la mia persona.
Ma non so perchè lo faccio. Mi va di farlo, mi va di gridare addosso alla gente con il mio silenzio.
Mi va di vedermi allo specchio e accettare i miei occhi stanchi.
Mi va di amarmi e mi va di dirmi che mi amo per tutto quello che fingo di essere.
Ce la metto tutta per andare avanti. Davvero fingo meglio che posso, e prima o poi capirò perchè mi ritrovo qui in Inghilterra...
La città con le sue case davanti la mia finestra stanotte sono un imbuto che va a restringersi, e il centro è la mia camera. Così stanotte finirà tutto nel vuoto, precipiteremo nell'istante in cui chiuderò gli occhi al cielo.
Domani con il mio cavallo ci dirigeremo altrove.






sabato 3 maggio 2014

22.42 3 Maggio 2014

Quando conobbi Rose ebbi l'impressione di essere accomunato a lei da moltissimo tempo.
Raramente mi sono sentito sicuro di credere a quel qualcosa chiamato "fato", "karma " o "destino", eppure sentivo un attrazione verso questa donna, come se le nostre anime si fossero già conosciute, come se avessero parlato per un tempo tanto lungo da raccogliere molte vite a questa presente.
Rose era una luce nera, dai lunghi capelli neri non curati, grandi occhi di ombra e un'espressione che ne aveva dell'ammaliatrice e alle volte di bambina. Erano occhi che ti parlavano più di quanto non facesse la sua voce,  e quando provavo a fissarli con attenzione mi perdevo nella loro profondità come se mi perdessi nello spazio... Il suo viso era minuto, aveva piccole labbra carnose e un viso ovale che le conferiva un'aria da orientale. Se chiudo gli occhi e cerco di ricordarla mi viene in mente il suo portamento così sicuro di se e al tempo stesso l'esatto contrario, timida e impacciata mentre nascondeva il suo corpo. Indossava vestiti che cercavano continuamente di differirsi dalle mode del tempo, pur sfruttando i soliti jeans e le t-shirt a buon mercato, aveva sempre un'aria differente. La vedevo li, sola in mezzo alla gente, ma non appariva come se fosse affossata dalle persone, semmai la definirei come  una presenza ignara di emergere da tutte le altre anime. Eppure lo faceva e le veniva naturale...
Non c'era nulla che non andava in Rose, una ragazza sulla trentina che potrebbe essere giudicata da chi non si sofferma a capirla "nulla di particolare", eppure qualcosa c'era sempre in lei che attirava la gente, un'aura di straordinario,era una donna sulla trentina che aveva lo sguardo di una bambina e che cambiava completamente diventando vissuto. Potreste conoscerla da anni e provare ad identificarla, ma dopo qualche tempo vi darà la prova che vi eravate completamente sbagliati su di lei e che il vostro giudizio non ha nulla a che vedere con il suo carattere o con i suoi sentimenti verso di voi, non c'entra nulla la differenza di età o il vissuto che vi potrà accomunare a lei, Rose era così, semplicemente se stessa, circondata da una velo di solitudine e assuefatta da una folla di amici che non riconosceva come tale. I volti delle persone che l'hanno toccata lungo il cammino sono a centinaia, tutti di estrazione sociale differenti, tutte persone non classificabili per età o per hobby. Il mondo le girava attorno pur essendosi rinchiusa dentro se stessa. Trascorreva i suoi ultimi anni a domandarsi il perché del suo continuo estraniarsi dal contesto sociale, e finiva sempre per ritrovarsi desiderosa di attenzioni, desiderosa di vivere il mondo che teneva chiuso dentro di se e che continuava a sfuggirle fra le sue lunghe mani. Un giorno mi disse che la sua giovinezza passò così velocemente che dopo i vent'anni la vita sembrava esserle stata portata via da una folata di vento improvvisa, e lei non ha fatto in tempo ad accorgersene, quindi decise di recuperare rinchiudendosi in se stessa, era come un " ...rimanere seduti davanti ad una finestra che dava su una strada trafficata di città, consumata dal passaggio di anime notturne e diurne, costellata di luci e di insegne di pub, locali e negozi di ogni genere, e su questo scenario osservare la vita che si muove ogni giorno con uno scopo, mentre tu rimani fermo dentro la tua camera e da li decidi di vivere passivamente le vite degli altri".

Al sicuro fra le mura di una casa che la accoglieva, Rose rimase per molto tempo a meditare sul senso della vita, circondata dai suoi libri si perdeva fra le vie intricate dei suoi scritti, colorava le sue giornate con i suoi schizzi e creava personaggi astratti a cui dava un nome e a cui si rivolgeva come figli. Immersa nei suoi pensieri, mutava ad ogni luna crescente in un continuo rituale di nascita e morte, lei era figlia delle stelle e i suoi pensieri infiniti e incomprensibili tanto da sembrarmi densi e oscuri come catrame, mentre altre mi sfioravano leggeri per la mente come piume di colombe. Desiderava essere tutto ciò che non era, e così  tutto ciò che conosceva diventava parte della sua vita, immedesimandosi in tutte le cose a tal punto da convincersi di aver veramente vissuto i racconti che leggeva. Una folle costretta a vivere una vita normale. Non c'erano grandi distanze che separavano la vita reale da quella che Rose aveva deciso di creare per se stessa, da principio seguì il normale evolversi delle cose, la scuola , l'università , e poi la ricerca di un lavoro che fosse creato per lei, una famiglia perfetta e per ultimo una morte indimenticabile. 
Rose aveva sempre meditato bene sul concetto di morte e di vecchiaia, era stato il suo chiodo fisso per tutta la sua adolescenza,a tal punto che mentre il resto dei conoscenti con cui era solita uscire pensava alle feste, ai concerti o a qualche cazzata, lei rimuginava spesso sul concetto di morte. 




venerdì 21 marzo 2014

0150

Siamo tutti già stati raccontati, ci puoi trovare nelle diverse categorie di racconti su una biblioteca pubblica di una città di media grandezza.
Ognuno di noi ha impresse nel volto le parole pronunciate del suo libro.
E ci sembra che viviamo tutto per la prima volta, ed è come se avessimo già saputo che tutto sarebbe successo.
L'inaspettata attesa del momento in cui tutto diventa surreale.
è una giostra chiamata déjà vu, abbagliante attrazione piena di luci, di colori, di musica. Alle volte basterebbe solo staccare la spina perché tutto si fermi. L'inaspettata attesa diventa la consapevolezza dell'inevitabile.
Siamo tutti schiavi dei nostri sentimenti.
Reprimerli significherebbe cancellare la storia dai libri.
La nostra intera esistenza.


domenica 9 marzo 2014

Viaggi

Non dimenticare il mio viso quando sarai distante dai miei occhi.
Non lasciare che le nostre dita non si tocchino più come prima.
Sii forte per entrambi, e quando il tuo destino prenderà il sopravvento su di te, resisti anche per me.
A te io guardo e l'orizzonte svanisce.
Abbiamo pregato nei silenzi della notte quando ci aggrappavamo l'un l'altro immaginando qualcosa di meglio, qualcosa di felice per entrambi. Scrivevo le parole di una vita felice ruotando le mani nell'aria,  ed era la luce di un nuovo giorno a imprimere i versi dentro di noi.
Siamo due bambini, e siamo cresciuti quando abbiamo imparato ad amarci.
Abbiamo perso l'innocenza quando ci gridammo l'un l'altro le nostre paure.
Ma l'amore è un liquido amaro da ingerire e si raffina bacio dopo bacio, lacrima dopo lacrima.
Così la storia acquista il suo peso.
Sono lividi, sono graffi, sono tutto ed è nulla.
Una disperata dolce e amara follia. 

Ne scopri il  lato dolce solo quando ti viene a mancare.
E tu mi sei mancato in ogni giorno, ed in ogni giorno che ti avevo accanto ti pensavo.
Ti osservavo quando tu non mi osservavi, ti sorridevo quando non era importante.
Con te ritorno ad essere una bambina, e non voglio dimenticare tutto questo.
Un giorno mi sveglierò anziana, e mi farai vivere le stesse emozioni proprio come adesso, come allora, come sarà.

Mettiamo le nostre anime su treni colmi di destini e di vite che si ignorano. Siamo la generazione delle speranze perdute, ciò nonostante continuiamo a portarci lontano.
Ed è così che siamo alla ricerca della nostra parte di felicità, i nostri antenati la cercavano fra le stelle, noi la portiamo dentro valigie sotto forma oggetti delle vite che viviamo.
E così con la speranza cucita fra le tasche dei nostri abiti, ci spostiamo di luogo in luogo.

Siamo tutti dispersi e soli, lasciati ciechi a vagare fra la nebbie.
Sono gli Dei che ci mettono alla prova ogni giorno, il loro è un gioco crudele, è una dura prova a cui dobbiamo resistere, ed è solo quando loro dormono ed i venti si quietano per qualche istante, che qui sulla terra riusciamo a trovarci, sono gli sguardi e i sorrisi sinceri che ci uniranno per sempre. 

Tornerà il vento e stavolta lo affronteremo insieme, adesso siamo  radici e siamo l'albero.
Sono il nostro passato e il nostro futuro ad essere già scritti, non il nostro presente.

Il presente lo si cambia a piacere, giorno dopo giorno fino alla fine del nostro tempo.
Lascia che sia la mia mano a prenderti l'anima, avrò cura della tua vita.
Lasciami desiderare di incontrarti ancora una volta come la prima volta, e ancora una volta non vorrò che te.





Il vento

Lunghe tende d'avorio pesante, cadono dal soffitto come abiti da sposa che accarezzano il pavimento, è il vento a farle muovere, è il vento che gioca con i mobili di casa, è il vento che porta regali e suoni dal mondo, un vento che parla eritreo, inglese, e poi lingue finniche. è la musica del mondo che s'insinua fra pensieri della gente, che lei voglia ascoltarla oppure no, è questa musica che vibra vita, che scorre senza sosta, che gioca con i capelli delle fanciulle come le corde di un pentagramma infinito. E sono note selvagge, fuori tempo. Cambia il vento, cambiano le stagioni e noi le trasformiamo in minuti di orologio. Ed è mezzogiorno, e poi subito mezzanotte. Il tempo si taglia a metà per non aspettare troppo a lungo in un continuo rincorrersi di morte e rinascita. Giocano i vecchi fra i giardini di pesche e ciliegie, mangiano i frutti acerbi di una stagione non vissuta, rimpianta. Verseranno abbastanza lacrime per far rinascere nuove speranze all'orizzonte di una nuova generazione. Scriveranno le loro storie nomi e cognomi dei visi che portano su libri di specchi. è la primavera che giunge ad inquinare la tristezza di un inverno con il suo ottimismo. Tutto cambierà. Sorridi, ci sarà ancora il sole a bagnare il viso di una madonna ancora bambina, non cresciuta, tiene un retino fra le mani veste abiti d'epoca. Cattura farfalle, e le chiude dentro di se per provare amore.