Quando conobbi Rose ebbi l'impressione di essere accomunato a lei da moltissimo tempo.
Raramente mi sono sentito sicuro di credere a quel qualcosa chiamato "fato", "karma " o "destino", eppure sentivo un attrazione verso questa donna, come se le nostre anime si fossero già conosciute, come se avessero parlato per un tempo tanto lungo da raccogliere molte vite a questa presente.
Rose era una luce nera, dai lunghi capelli neri non curati, grandi occhi di ombra e un'espressione che ne aveva dell'ammaliatrice e alle volte di bambina. Erano occhi che ti parlavano più di quanto non facesse la sua voce, e quando provavo a fissarli con attenzione mi perdevo nella loro profondità come se mi perdessi nello spazio... Il suo viso era minuto, aveva piccole labbra carnose e un viso ovale che le conferiva un'aria da orientale. Se chiudo gli occhi e cerco di ricordarla mi viene in mente il suo portamento così sicuro di se e al tempo stesso l'esatto contrario, timida e impacciata mentre nascondeva il suo corpo. Indossava vestiti che cercavano continuamente di differirsi dalle mode del tempo, pur sfruttando i soliti jeans e le t-shirt a buon mercato, aveva sempre un'aria differente. La vedevo li, sola in mezzo alla gente, ma non appariva come se fosse affossata dalle persone, semmai la definirei come una presenza ignara di emergere da tutte le altre anime. Eppure lo faceva e le veniva naturale...
Non c'era nulla che non andava in Rose, una ragazza sulla trentina che potrebbe essere giudicata da chi non si sofferma a capirla "nulla di particolare", eppure qualcosa c'era sempre in lei che attirava la gente, un'aura di straordinario,era una donna sulla trentina che aveva lo sguardo di una bambina e che cambiava completamente diventando vissuto. Potreste conoscerla da anni e provare ad identificarla, ma dopo qualche tempo vi darà la prova che vi eravate completamente sbagliati su di lei e che il vostro giudizio non ha nulla a che vedere con il suo carattere o con i suoi sentimenti verso di voi, non c'entra nulla la differenza di età o il vissuto che vi potrà accomunare a lei, Rose era così, semplicemente se stessa, circondata da una velo di solitudine e assuefatta da una folla di amici che non riconosceva come tale. I volti delle persone che l'hanno toccata lungo il cammino sono a centinaia, tutti di estrazione sociale differenti, tutte persone non classificabili per età o per hobby. Il mondo le girava attorno pur essendosi rinchiusa dentro se stessa. Trascorreva i suoi ultimi anni a domandarsi il perché del suo continuo estraniarsi dal contesto sociale, e finiva sempre per ritrovarsi desiderosa di attenzioni, desiderosa di vivere il mondo che teneva chiuso dentro di se e che continuava a sfuggirle fra le sue lunghe mani. Un giorno mi disse che la sua giovinezza passò così velocemente che dopo i vent'anni la vita sembrava esserle stata portata via da una folata di vento improvvisa, e lei non ha fatto in tempo ad accorgersene, quindi decise di recuperare rinchiudendosi in se stessa, era come un " ...rimanere seduti davanti ad una finestra che dava su una strada trafficata di città, consumata dal passaggio di anime notturne e diurne, costellata di luci e di insegne di pub, locali e negozi di ogni genere, e su questo scenario osservare la vita che si muove ogni giorno con uno scopo, mentre tu rimani fermo dentro la tua camera e da li decidi di vivere passivamente le vite degli altri".
Al sicuro fra le mura di una casa che la accoglieva, Rose rimase per molto tempo a meditare sul senso della vita, circondata dai suoi libri si perdeva fra le vie intricate dei suoi scritti, colorava le sue giornate con i suoi schizzi e creava personaggi astratti a cui dava un nome e a cui si rivolgeva come figli. Immersa nei suoi pensieri, mutava ad ogni luna crescente in un continuo rituale di nascita e morte, lei era figlia delle stelle e i suoi pensieri infiniti e incomprensibili tanto da sembrarmi densi e oscuri come catrame, mentre altre mi sfioravano leggeri per la mente come piume di colombe. Desiderava essere tutto ciò che non era, e così tutto ciò che conosceva diventava parte della sua vita, immedesimandosi in tutte le cose a tal punto da convincersi di aver veramente vissuto i racconti che leggeva. Una folle costretta a vivere una vita normale. Non c'erano grandi distanze che separavano la vita reale da quella che Rose aveva deciso di creare per se stessa, da principio seguì il normale evolversi delle cose, la scuola , l'università , e poi la ricerca di un lavoro che fosse creato per lei, una famiglia perfetta e per ultimo una morte indimenticabile.
