martedì 12 agosto 2014

Il cavaliere della luce errante

Mi ricordo come è successo.
Pur non essendo ancora nata, e anche se sembra impossibile io ricordo la vita prima di quella sulla terra.
Ricordo la prima volta che ti vidi, mi passasti di sfuggita mentre stavo danzando fra le stelle. In una solitaria quiete, in un estasi di compendio senza fine, non vi era giorno e notte, solo l'esistenza.
Eravamo tutti  immersi nell'oceano della consapevolezza muta, e ricordo che le stelle morivano compiendo i loro giri, era, dopo era. Ma non morivano, poiché la loro memoria di luce continuava a vagare nello spazio, e si continuava a ripetere come un'eco. 
Un giorno vidi una piccola stella errante, spostarsi frettolosamente alla ricerca di un compagno. Vedevo la sua luce affievolirsi mentre vagava da un luogo all'altro senza meta.
Percepii la sua tristezza, il salto nel vuoto prima della fine.
Non trovò appiglio a cui aggrapparsi per esser confortata, la sua luce divenne impercettibile, fino a che all'improvviso, un'altra luce apparve nella sua fierezza anni luce distante da dove mi trovavo io.
Eppure noi tutti la vedevamo crescere, era una piccola anima che correva per raggiungere la terra. 
Un'anima di quelle che è stata chiamata presto a vivere la sua missione sulla terra.
Non fui la sola a vedere la scena, perchè in quel momento anche la piccola stella morente la vide, e in un solo istante lei capii che per non morire, sarebbe dovuta rinascere sotto altra forma. La morte sarebbe stata così meno paurosa ad affrontarla con la consapevolezza di essere in due...
Così la stella errante decise di fare un'ultimo sforzo prima di spegnersi ed entrò nell'anima di quell'umano che cadeva verso la terra, prese parte dentro di lui attirato da una luce più grande, giovane e viva.
Nacque sulla terra la piccola anima di stella in una notte di fine Novembre, quando il cielo sulla terra è avvolto dalla fredda oscurità dell'inverno, dove le giornate sono brevi e le notti vengono schiarite dal gelo. 
Da quell'istante preciso in cui sentii il pianto di quella creatura echeggiare nell'universo parlare di una nuova vita, decisi di rincorrere quell'anima che portava dentro di se una luce errante e che si muove fiero nella sua solitudine  senza tempo, senza più paura ormai.




domenica 10 agosto 2014

Precipiteremo nell'istante in cui chiuderò gli occhi al cielo...

Non voglio sapere il perchè mi trovo qui, in centro dell'Inghilterra, più precisamente nel West Midlands, ancora più precisamente a Birmingham, e per chi fra di voi desiderasse avere più dettagli, mi ritrovo in una stanza che si oppone con tutte le sue forze al mio senso estetico , in una zona chiamata Ladywood...
Alle volte mi domando chi avesse abitato questa stanza prima di me, sicuramente una ragazza e ancora più sicuramente una persona che non aveva gusto estetico.
Riesco a malapena a vivere, o meglio... ad accettare un luogo che non riesco a plasmare secondo il mio senso estetico. Quindi in questi giorni, ringrazio questa camera per darmi uno scopo nella vita...
Alle volte quando rimango distesa sul letto, piazzato in maniera sconclusionata in mezzo alla camera, e mi trovo a fissare il tetto, sento le pareti parlarmi, usando lo stesso linguaggio che usa la gente che incontro lungo il cammino... Parla in un silenzio incostante, assillante, alle volte lo sento e mi infastidisco, altre invece, cerco di ricambiare il silenzio, ma penso che avverta il mio senso di inadeguatezza durante tutta la conversazione.
Fingo di ridere, fingo di comprendere, fingo di essere me stessa...
Sinceramente se penso di saperne un minimo di me stessa, adotterò ancora una volta una falsa linea avente come antifona " vivo come meglio posso". Ultimamente questo è il mio ultimo figlio, degno erede di una stirpe di scuse che mi permettono di togliermi di mezzo la gente e le spiegazione che le devo per conoscere meglio chi sono... A che pro poi non lo so.
E così ho un cavallo di battaglia, osservo la guerra qualche chilometro davanti a me, ma io fuggo altrove....
è la mia giustificazione per l'assenza di ieri a scuola professoressa... "Rose non era in classe, stava male".
Sul libretto delle giustificazioni scriverò che Rose aveva voglia di vivere e il luogo adatto per farlo non era la classe, ma era dentro la sua testa.
La verità nuda e cruda è che proprio perchè mi conosco io so di non sapere chi diavolo sono o cosa cavolo ci faccio qui, n'è tanto meno cosa mi ha spinto fin qui.
Qualcuno lassù avrà un piano stabilito per me.
Sfortunatamente io non credo al destino, credo semplicemente che noi ci adattiamo alla vita e diamo il nome di  "fato" o appunto di "destino" alle cose che accadono. Irrimediabilmente è la vita che scorre. Chi crede al fato o al destino, o al karma... ha del fascino primitivo,  un po come l'umanizzazione dei sassi e degli oggetti esistenti in natura, ed è così che l'uomo ha sempre bisogno di credere che sia qualcun'altro a vivere per noi. Così da poterci togliere il peso di pensare o di commettere errori.
Nessuna frittata filosofica, non ne ho voglia, scrivo a ruota libera, lascio che i pensieri scorrano e gli permetto di essere ciò che sono. Pensieri, bellissimi e inconsistenti, meravigliosi nella loro leggerezza.
Una mente abituata a frenarsi, avendo una dose di conoscenza è una mente che rifiuta la conoscenza di se stesso come essere umano, e così che ci precludiamo l'essere qualcosa di migliore ed è così che l'atto di ragionare, diventa abitudine al pensiero, nella sua sostanziale catalogazione fra un  "giusto o sbagliato".
E l'abitudine non è la sposa ideale al ragionamento.
Si può avere una mente abituata a pensare, ma solo avendo l'abitudine a pensare con la propria mente, non con quella degli altri.
Adesso, mi sono lasciata trasportare, ed è così che mi piace essere.
Libera.
La sola ragione che riesco a trovare in tutto questo è che sono impulsiva e resetto giorno dopo giorno alcuni documenti dalla mia memoria, si chiama spirito di auto conservazione e ogni giorno devo cominciare tutto da capo, devo auto convincermi e devo impegnarmi a sostenere la mia morale, che poi in fin dei conti non so nemmeno io quale sia.
Sognatrice impulsiva e solitaria.
Di sicuro andrò ad arricchire con altri termini la mia persona.
Ma non so perchè lo faccio. Mi va di farlo, mi va di gridare addosso alla gente con il mio silenzio.
Mi va di vedermi allo specchio e accettare i miei occhi stanchi.
Mi va di amarmi e mi va di dirmi che mi amo per tutto quello che fingo di essere.
Ce la metto tutta per andare avanti. Davvero fingo meglio che posso, e prima o poi capirò perchè mi ritrovo qui in Inghilterra...
La città con le sue case davanti la mia finestra stanotte sono un imbuto che va a restringersi, e il centro è la mia camera. Così stanotte finirà tutto nel vuoto, precipiteremo nell'istante in cui chiuderò gli occhi al cielo.
Domani con il mio cavallo ci dirigeremo altrove.