domenica 9 marzo 2014
Il vento
Lunghe tende d'avorio pesante, cadono dal soffitto come abiti da sposa che accarezzano il pavimento, è il vento a farle muovere, è il vento che gioca con i mobili di casa, è il vento che porta regali e suoni dal mondo, un vento che parla eritreo, inglese, e poi lingue finniche.
è la musica del mondo che s'insinua fra pensieri della gente, che lei voglia ascoltarla oppure no, è questa musica che vibra vita, che scorre senza sosta, che gioca con i capelli delle fanciulle come le corde di un pentagramma infinito. E sono note selvagge, fuori tempo.
Cambia il vento, cambiano le stagioni e noi le trasformiamo in minuti di orologio. Ed è mezzogiorno, e poi subito mezzanotte.
Il tempo si taglia a metà per non aspettare troppo a lungo in un continuo rincorrersi di morte e rinascita.
Giocano i vecchi fra i giardini di pesche e ciliegie, mangiano i frutti acerbi di una stagione non vissuta, rimpianta.
Verseranno abbastanza lacrime per far rinascere nuove speranze all'orizzonte di una nuova generazione.
Scriveranno le loro storie nomi e cognomi dei visi che portano su libri di specchi.
è la primavera che giunge ad inquinare la tristezza di un inverno con il suo ottimismo. Tutto cambierà.
Sorridi, ci sarà ancora il sole a bagnare il viso di una madonna ancora bambina, non cresciuta, tiene un retino fra le mani veste abiti d'epoca. Cattura farfalle, e le chiude dentro di se per provare amore.
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